sabato 23 ottobre 2021

Rubrica: Storytelling Chronicles: Un bosco di sorprese di Giusy Marrone

Buon sabato amici lettori.
Com'è andata la vostra settimana?
La mia non buonissima, mi auguro di recuperare questo week end e sono felice oggi di riportare una rubrica che adoro: la Storytelling Chronicles.



Storytelling Chronicles è una Rubrica a cadenza mensile ideata da Lara del blog  La Nicchia Letteraria in cui ogni mese i blog partecipanti scrivono un racconto su un tema scelto nel gruppo apposito. La grafica è invece a cura di Tania del blog My Crea Bookish Kingdom
Questo mese però lascio la parola alla mia amica Giusy che partecipa alla sfida di questo mese.
Pronti?

UN BOSCO DI SORPRESE

Ho sempre amato molto l’autunno, i colori brillanti e accesi del paesaggio, le foglie degli alberi che sembrano esplosioni infuocate di rossi, gialli e arancioni, la leggera nebbiolina che rende ovattata e opalescente l’atmosfera, quasi fossi chiusa in una bolla trasparente capace di isolarmi dal mondo esterno. 

Nelle mie passeggiate, mi fermo ad ammirare lo splendore degli alberi di caki, con le foglie ancora verdi ma alternate ad alcune rosse, e ai frutti, tondi, grossi e di un arancione che spicca tra i rami come le palle di un albero di Natale. Non amo molto questo frutto, troppo dolce e molliccio, ma vederli risaltare sui rami, altrimenti banalissimi, lo rendono un gioiello prezioso della natura, nido e riparo, oltre che cibo, per tanti uccellini che si nascondono tra le sue fronde ancora rigogliose. 
A colorare i prati sono, invece, i viola tenui dei settembrini, piccole e delicate margheritine, tra gli ultimi fiori a sbocciare prima del riposo invernale. Spiccano anche le ultime, coraggiose e solitarie, rose che, incuranti del freddo notturno, che incomincia a farsi sentire, fioriscono ancora sui rami quasi nudi e li dominano con la prepotenza e la grazia che contraddistingue la regina dei giardini. 
Vorrei avere una tavolozza immensa per poter riprodurre su carta le infinite sfumature del paesaggio che mi circonda, ma la natura è così incredibilmente perfetta e sfaccettata che è praticamente impossibile copiarla, sarebbe solo una brutta imitazione. Ciò non toglie, che ammiro tantissimo chi è in grado di esprimere le sue emozioni con un dipinto o un disegno, trovo che siano abilità incredibili. 

                                    
Io, purtroppo, sono negata, con una matita e dei colori so solo fare disastri, al contrario della mia amica Melissa, che sin da piccolina, è bravissima a disegnare qualsiasi cosa, in modo particolare fiori, foglie e alberi. È riuscita a trovare anche un ragazzo con la sua stessa identica passione, Lucas. Lui crea ritratti incredibili, così realistici e somiglianti da essere impressionanti. Sono una coppia affiatata, ormai, perfetti l’uno per l’altra. Sono felicissima per Melissa, è una ragazza meravigliosa, anche se da quando sta insieme a Lucas non la vedo quasi mai, sono sempre insieme, passano il tempo a disegnare o dipingere o a passeggiare in cerca di ispirazione o per stare da soli. Io e lei siamo sempre state molto unite e, confesso che mi manca passare più tempo con lei, anche perché è la mia unica, vera amica, le altre sono per lo più compagne di scuola e basta. Mentre Melissa e Lucas frequentano il Liceo artistico io, invece, sono al linguistico, nello stesso edificio ma a volte mi sembra di vivere in un universo opposto rispetto a loro, per quanto mi sento distante. Non ce l’ho con lei, la capisco, solo che mi manca tanto chiacchierare e ridere con lei! 
Nelle mie passeggiate nei boschi non sono sola, comunque, ho il mio inseparabile Narciso, il mio cagnolino, un piccolo batuffolo di pelo che non mi perde di vista un istante, mi segue passo passo. Lo adoro! Da quando è arrivato a casa nostra ha cambiato la mia vita, ha portato l’allegria e la spensieratezza che credevo di aver perso da un po’ di tempo. 
L’ultimo anno non è stato facile. Da quando mio padre si è trasferito, lasciando me e mia madre qui in paese, abbiamo dovuto imparare a cavarcela da sole. I miei genitori dicono che è una cosa provvisoria, che papà è dovuto andare via a causa del lavoro ma, non sono più una bambina, lo so che hanno dei problemi. Ultimamente litigavano spesso, anche se cercavano di non farsi sentire da me. Sono quasi sollevata adesso. Nonostante mi manchi tantissimo non avere papà qui a casa, non sentirli più litigare mi fa stare meglio, mi illudo quasi di aver immaginato la tensione in cui vivevamo e che quando papà farà ritorno saremo ancora la famiglia felice che eravamo fino a qualche anno fa. 
 Narciso e la sua esuberanza mi hanno spinto a queste passeggiate nei boschi dove lui può sfogare liberamente la sua incredibile vivacità e io posso ammirare questi colori splendidi e sentire i profumi così inebrianti e speziati che rendono questo posto un luogo magico: si ha quasi l’impressione di veder spuntare qualche piccolo gnomo da un momento all’altro. 

                                       

Mi siedo sotto un albero di castagne, facendo attenzione a evitare i pochi ricci che sono già caduti. Mentre il mio batuffolo peloso gioca intorno a me, io tiro fuori il libro che ho portato, alcuni racconti in inglese che devo studiare per lunedì. La pace che mi circonda è quasi irreale, mi aiuta a concentrarmi meglio e riesco a leggere un buon numero di pagine. Quando sollevo gli occhi dal libro mi rendo conto, dalla luce che sta cambiando, che si è fatto molto tardi. Nelle nostre passeggiate nella natura non porto né il cellulare né l’orologio. Mia madre mi rimprovera per questo, ma ho voglia di isolarmi, almeno per qualche tempo. A volte lei è davvero asfissiante, da quando siamo sole è diventata ancora più iperprotettiva, e io sento ilbisogno di respirare, di sentirmi padrona del mio tempo. Metto le mie cose nello zaino e chiamo Narciso, così possiamo tornare a casa prima che cominci a calare il buio. Inizio a sentire anche un po’ di freddo, ho solo una leggera felpa ma, la sera la temperatura scende molto, siamo alla fine di ottobre e il tempo tutto sommato è stato molto bello in questo primo mese d’autunno. Ci incamminiamo a passo spedito e a metà del percorso il mio cagnolino comincia ad abbaiare vivacemente. Sicuramente ha sentito qualche animaletto, penso subito. 
Lui, però, si fa insistente, e dopo un po’ parte come una scheggia. Io lo inseguo, ho paura che si perda tra questi sentieri, o che faccia un brutto incontro con un cane più grande o, peggio un cinghiale. Dopo aver corso, inseguendo il suo abbaiare, lo trovo scodinzolante e felice che fa le feste a un ragazzo. Affannata, con i capelli arruffati, il viso rosso per la corsa, la felpa di un arancione orribile (regalo di papà, che ha un gusto pessimo) mi trovo davanti a colui che domina i miei sogni praticamente da sempre: Federico Grossi, il più figo della scuola. Lui è più grande di me di un anno e, dalla prima volta che l’ho visto, in prima media, ho una cotta per lui. Quindi sono sei anni che lo sogno sia di notte che di giorno e lui non sa nemmeno che esisto. 
E ora sta accarezzando il mio cane che, da buona femmina ( sì, lo so, si chiama Narciso) gli lecca la mano guardandolo con gli occhioni adoranti. 
- È tuo questo cucciolotto? Mi chiede continuando ad accarezzare Narciso che, traditrice, non mi degna nemmeno di un’occhiata. Io, ancora sconvolta per avere davanti il ragazzo dei miei sogni e, ammutolita dal fatto che è la prima volta che mi rivolge la parola, lo guardo con gli occhi sbarrati. 
Poi mi decido a rispondere. - Sì, è mia. Si chiama Narciso ed è una peste. Tengo gli occhi bassi, troppo imbarazzata per incontrare i suoi. 
- Una femmina? E si chiama Narciso? Fa una risatina adorabile che mi fa quasi tremare, azzardo un’occhiata al suo viso e….meglio se non lo facevo. Due pozze azzurre, profonde, luminose e puntate proprio su di me, mi tolgono il fiato. 
- Sì, lo so. È una lunga storia. Dico timidamente. Lui mi studia per un attimo, e sono ancora più consapevole di quanto devo sembrargli sciatta. Mentre lui…. Federico è perfetto! E altissimo, almeno uno e ottanta, i capelli scuri, corti, a parte un ciuffo che cade a coprirgli la fronte, gli occhi…. di loro ho già detto tutto. Poi ha un sorriso capace di sciogliere un ghiacciaio, il fisico atletico, scolpito, visto che gioca a basket e un tatuaggio sul braccio che gli dà un’aria da duro che, lo so, è solo apparenza. L’ho visto spesso con la sua sorellina, in giro per il paese, ed è dolcissimo con lei. 
- Sono curioso di ascoltarla. Non ci credo, vuole davvero parlare con me? - La prima sera che è arrivata a casa, stavo studiando e lei si è precipitata, per niente intimorita, a mordicchiare il mio libro e…beh era il romanzo di Hesse, “ Narciso e Boccadoro”, e da lì, mi è venuta l’idea del nome. 
L’ho detto tutto d’un fiato e ora mi trovo a guardarmi le scarpe, come fossero la cosa più interessante del mondo. 
- Io adoro quel romanzo, ma perché Narciso? Per una femmina non era meglio Boccadoro? 
- Sono entrambi personaggi maschili e io preferivo quello. 
- Anche a me piace di più. Mi sorride e io mi sento morire. Comincio a pensare che questo sia tutto un sogno, sì deve essere così. Io sono ancora seduta sotto l’albero di castagne e tutto questo sta succedendo nella mia mente. Narciso, probabilmente stanco delle nostre chiacchiere, ci gira intorno per richiamare l’attenzione su di sé. 
- È molto vanitosa, questa piccolina, non è vero? Lo dice rivolto a lei, accarezzandola, ma continua a guardare me. 
- È tosto Hesse, da leggere in tedesco, e la prof è davvero severa, ma riesce a spiegare bene, vero? Ok, questo è un sogno, ne sono convinta, adesso. Perché altrimenti come si spiega che lui sappia che frequento il suo stesso liceo e abbia la stessa professoressa di tedesco? 
- Io preferisco l’inglese, però. È un po’ meno ostico. Lo dice sorridendo e continuando a guardarmi in attesa di una risposta, visto che sono rimasta muta, poi, aggiunge. - Scusami, non mi sono nemmeno presentato, io sono Federico. 

                            
Come se non lo sapessi, come se non avessi scritto i nostri nomi in un cuore chissà quante volte negli ultimi sei anni. 
- Lo so…cioè….io sono Bea, Beatrice…. Sono così in imbarazzo che sto balbettando. 
- Lo so. Mi sta facendo il verso o vuole dire che sapeva già il mio nome? 
- Frequentiamo la stessa scuola dalle medie. Ok, sa chi sono. E sembra anche in imbarazzo. Lui! Federico è imbarazzato a parlare con me! - Sì, insomma, ti ho vista in giro, a scuola e alle partite. - 
Mi hai visto alle partite? Mi mordo la lingua, ormai mi è scappato, ma sono davvero incredula che abbia notato me agli incontri di basket: lì è sempre accerchiato da un mucchio di ragazze che gli muoiono dietro e che, al contrario di me, non si fanno scrupoli a fargli gli occhi dolci e a corteggiarlo. 
- Sì, io….. Abbassa gli occhi, sembra quasi più intimidito di me, non ci posso credere. - Cosa stavi leggendo? Indica il libro che sbuca fuori dalla borsa. 
- Sono dei racconti di Dickens. Gli faccio vedere il libro. 
- Sono belli tosti! Ti serve una mano? 
- Davvero? Cioè, volevo dire sì, con l’inglese me la cavo bene, però hai ragione, sono proprio tosti. Faccio una risatina nervosa, mentre continuo a rigirarmi il libro tra le mani. Poso gli occhi ovunque, fuorché su di lui. 
 Guarda l’orologio e poi mi dice: - Senti, ora devo andare, ma se non hai impegni domani possiamo vederci qui, che ne dici? 
- Ok! Ormai mi sono rassegnata al fatto che questo sia solo un sogno e che tra poco aprirò gli occhi e l’unica presenza al mio fianco sarà Narciso. 
- Bene, allora, domani pomeriggio sarò qui. Ciao Bea! Fa un’altra carezza alla mia cagnolina, già innamorata persa di lui, mi fa un cenno e scompare nel bosco. Faccio un bel respiro, riapro gli occhi e sono sola, sì, ma sveglia, è stato tutto reale, allora? Meglio tornare a casa prima che faccia buio e domani tornerò qui e scoprirò che ho sognato o forse sarà ancora peggio, lui non verrà all’appuntamento semplicemente perché si è pentito. 
All’ora stabilità sono pronta e, stavolta niente felpa arancione, ma il mio maglioncino preferito, quello azzurro che secondo Melissa mette in risalto i miei occhi. Ho messo anche un po’ di matita sugli occhi e ho lasciato i capelli sciolti. Non mi faccio illusioni. Lui non verrà, lo so. E se davvero venisse non è per un appuntamento romantico, forse …..non lo so, non so cosa pensare. Federico non sapeva nemmeno che esistessi, o almeno è quello che ho sempre pensato fino a questo momento. 

                         

Con lo zaino in spalla e Narciso che mi segue, arrivo nel bosco e mi fermo nel punto in cui ci siamo incontrati ieri. Mi guardo intorno. Lui non c’è, non sono nemmeno sorpresa, in fondo al cuore lo sapevo. Mi siedo sotto un albero, non ho voglia di studiare, non da sola. Dopo un po’, Narciso inizia ad abbaiare e si mette a correre, come ieri, e il mio cuore galoppa all’impazzata. Mi alzo e lui è lì. 
Federico è venuto davvero! 
- Scusa, Bea. Sono in ritardo? Mi sorride e io dimentico persino dove sono. 
- Ciao, no, no. Sono io in anticipo. - Narciso mi ha dato un festoso benvenuto. Continua a guardare me e a sorridermi, con gli occhi così luminosi, che sono capaci, da soli, di illuminare questo angolo di bosco fitto e ombroso. 
- Ho portato qualcosa per merenda. Dice indicando un sacchetto da cui proviene un profumo delizioso. 
- Caldarroste! Spero ti piacciano. Ho trovato un banchetto venendo qui e non ho saputo resistere. 
- Le adoro! Esclamo, felice. Felice perché lui è qui, è venuto davvero e sembra che sia anche contento di essere con me. Ci sediamo insieme sulla coperta che ho tirato fuori dallo zaino e, dopo aver mangiato le caldarroste quasi in silenzio, con Narciso che fa di tutto per attirare l’attenzione di Federico, cominciamo a leggere Dickens. Lui è bravissimo a spiegare le parole che non conosco. Adoro la sua voce, lo ascolterei per ore. Ogni tanto, quando alzo gli occhi dal libro, lo scopro a guardarmi. Il suo sguardo è così intenso che mi fa arrossire. Più di una volta ci siamo persi negli occhi l’uno dell’altro, dimentichi di quello che ci circonda. 
 - Sai Bea, era da tanto che volevo parlare con te, ma non ne ho mai avuto il coraggio, così ieri, quando ti ho incontrata qui, non ci potevo credere, era l’occasione che aspettavo. È davvero imbarazzato, un ragazzo come lui, che ha decine di ragazze bellissime che gli girano intorno! 
- Dici davvero? È una domanda stupita, ma per me è davvero incredibile venire a sapere che il ragazzo di cui sono innamorata da sempre, l’unico che abbia mai guardato, è interessato a me! 
- Sì, Bea, mi piaci davvero molto e vorrei poterti frequentare, se lo vuoi. 
- Mi piacerebbe, Federico. Lui sorride e mi guarda con una dolcezza infinita. Poi, per nascondere l’imbarazzo accarezziamo entrambi Narciso, la piccola peste che è stata l’artefice del nostro incontro di ieri, una dolcissima Cupido che ci ha permesso, finalmente, di parlare. 
Le nostre mani si sfiorano mentre accarezziamo Narciso e Federico la lascia sulla mia per qualche istante, gli occhi incatenati l’uno all’altra in una danza di tenerezza e speranza.                      
Sarà l’inizio di qualcosa? Lo spero, perché ora ho davvero tutto quello che ho sempre sognato.

 “Montagne di macerie, mari d’oblio, erano rimossi, scomparsi: con superbi occhi azzurri e luminosi” Herman Hesse Narciso e Boccadoro

                                     

E siamo giunti alla fine, allora cosa ne pensate?
Vi aspetto nei commenti!

                                                                              

Copyright @ 2021 Giusy Marrone
Questo racconto è un’opera di fantasia . Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono prodotto dell’immaginazione dell’autrice o se reali , sono utilizzati in modo fittizio. Ogni riferimento a fatti o persone viventi o scomparse è del tutto casuale.

8 commenti:

  1. ciao waw mi hai incantato con questo racconto. Mi piace molto. Mi ha emozionato. Un racconto che mi è entrato nel cuore. Complimenti.

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  2. E' una storia dolcissima che testimonia ancora di più la dolcezza di te come persona, secondo me si evidenzia in tutti i tuoi racconti ma qui c'è un piccolo tocco in più.
    Bravissima cara Giusy e continua così <3

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    1. Grazie mille Susy, sei la mia grande sostenitrice e mi dai sempre un grande incoraggiamento ❤️❤️❤️

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  3. Ciao Giusy!
    Questo racconto racchiude davvero la magia dell'autunno, ed è anche romantico e scorrevole. Mi piacciono le serie romance che presentano di volta in volta uno dei componenti di una famiglia o di un gruppo di amici, perciò sono stata contenta di trovare qui la sorella di Melissa, e sapere che quest'ultima e Lucas sono una coppia affiatata nella tua mente :-)
    Brava davvero! Alla prossima!

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  4. Che storia dolcissima. E poi ha due elementi che amo in una storia: romance e cani. Non potevo non adorarla.

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  5. Ciao. Ricordo gli altri due personaggi e per quanto questi siano molto diversi, trovo la stessa dolcezza e sensibilità che li accompagna. Due adolescenti che hanno una loro idea dell'altro, che non corrisponde poi alla realtà. Lei pensa che lui sia praticamente fuori portata, quando in realtà lui non è proprio come lei. Mi è piaciuta questa cosa, molto.
    A presto

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  6. Ciao Giusy!
    Che carino che tu ti sia concentrata sull'amica di Melissa, dandoci un altro punto di vista su questo mondo molto tenero ma anche concentrato sulle apparenze dove, attraverso questi giovani protagonisti, capovolgi completamente ciò che si crede essere vero. Mi piace molto, anche le affinità rispetto al racconto precedente, dove il tema autunnale si integra perfettamente. Davvero brava.

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